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BEVAGNA COSA VEDERE


• LA STORIA
• COSA VEDERE A BEVAGNA
• TORRE DEL COLLE
• CHIESA DI S.MARIA IN LAUREZIA
• CHIESA DI S.MICHELE ARCANGELO
• CHIESA DI S.SILVESTRO
• CHIESA DELLA MADONNA DELLA PIA
• CHIESA DI S.MICHELE ARCANGELO (Limignano)
Veduta di Bevagna
STORIA
Bevagna, l'antica Mevania, sorge ai margini della vasta valle umbra, alle estreme propaggini dei Monti Martani. Le prime notizie storiche su Bevagna coincidono con la conquista romana dell'Umbria, anche se esistono tracce di insediamenti umani fin dall'età del ferro e significativi rinvenimenti archeologici confermano la presenza degli Umbri in questa zona.
Bevagna, sorta sull'antica via consolare Flaminia, fu prima città umbra e poi il fiorente municipio romano di Mevania, ascritto alla tribù Aemilia. Mevania ricoprì una posizione centrale nella viabilità romana che ne determinò, insieme ai fiorenti scambi commerciali mediante le sue vie fluviali, la floridezza fino al III secolo d.C. Nel 774 entrò a far parte dello Stato della Chiesa.
Dopo il 1000 si costituì in libero Comune tenuto dai Consoli. L'aspetto odierno è sicuramente il frutto dello sviluppo medioevale, infatti benchè i Romani avessero impostato l' antica Menania in modo tale che la via Flaminia fosse il decumano della cittadina, oggi il baricentro urbano è posto più a sud.


Il Mercato delle Gaite
COSA VEDERE A BEVAGNA
Un giro intorno alla cinta muraria, a tutt'oggi in piedi quasi per l'intero perimetro e poi una volta entrati per una delle porte medievali ancora ottimamente conservate, si parte da Piazza Filippo Silvestri su cui si affacciano il gotico Palazzo dei Consoli posto singolarmente in obliquo rispetto agli assi viari e che dal 1886 al suo interno ospita il Teatro Torti (un gioiellino che può accogliere solo 140 posti), le chiese romaniche di San Silvestro (1100 d.C) e di San Michele Arcangelo (1100 d.C).
Terminata la visita alle bellezze della piazza, si imbocca Corso Matteotti e lo si percorre per circa 300 metri fino ad iniziare un tratto in leggera salita. A questo punto si svolta a sinistra in Via Crescimbeni. Una volta passati i resti del Tempio Romano (II sec. d.C.), ci troveremo in Piazza Garibaldi. Sul lato opposto della piazza, troviamo ancora intatta la Porta Cannara.
Scendendo, in prossimità del tempio romano, sulla stradina a ciottolato che scende sulla sinistra, dopo pochi metri ci imbattiamo nelle sale che ospitano i resti delle terme romane (II sec. d.C.).
Queste presentano mosaici a grosse tessere bianche e nere che raffigurano tipici soggetti che attingono al repertorio mitologico ed ornamentale di tipo marino: tritone ed ippocampo, polipi, delfini, aragoste. Una visita ai resti del teatro romano ci obbliga a risalire la via e tornare in piazza Garibaldi. A metà della piazza, sulla destra, in cima alla scalinata, domina la Chiesa di San Francesco (XIV e XVII secc.).
Poco dietro la chiesa, percorrendo strette vie su cui si affacciano suggestivi scorci medievali, troviamo, ospitati all'interno di un importante palazzo, i resti del teatro romano (I sec. d.C.). attualmente il teatro è adibito a laboratorio per la lavorazione delle ceramiche.
Questo ci da lo spunto per introdurre la più importante manifestazione storica di Bevagna che si tiene nell'ultima decade di giugno: il Mercato delle Gaite. In questa occasione, personaggi in costume ripropongono antichi mestieri lungo vicoli e ambienti caratteristici, con degustazione di antichi sapori medievali e presentazione delle produzioni artigianali tipiche.
Terminata la visita al centro storico, sulla strada che ci porterà a Gualdo Cattaneo una tappa va dedicata alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XVI) dalla quale peraltro si gode di una stupenda vista su Bevagna e sulla valle umbra.


Torre del Colle
TORRE DEL COLLE
Anticamente nominato Torre S. Lorenzo (sec X) fu un antico feudo dei conti Antignano che presero il nome dal castello omonimo, centro dei vasti possedimenti che essi avevano nel territorio bevanate. Gli Antignano furono sempre ghibellini, fedeli all'imperatore, per il quale ricoprirono importanti cariche pubbliche.
Insieme a Cantalupo, Castelbuono, Limigiano e Gaglioli costituì un sistema difensivo di notevole efficacia a dominio del territorio. Nel 200 i conti avevano il dominio su Coccolone (Montefalco), Bevagna, Foligno, Cannara e Gualdo Cattaneo: con l'inizio della supremazia di Foligno e con la morte di Federico II (1250) la contea si indebolì e scomparve. I conti di Antignano si trasferirono a Foligno, dichiarandosi sudditi della chiesa: alcuni presero il nome di De Comitibus, altri Rainaldi.
Nel 1273, dopo la battaglia di Gaglioli, i todini estesero il loro dominio fino al castello, che nel 1377 fu ripreso da Perugia, Urbano VI appena eletto , ne confermò il dominio perugino nel maggio del 1378. Nel 1386 si sottomise Ugolino III Trinci che nel 1392 Bonifacio IV conferendogli il titolo di vicario papale, lo insediò con pieni poteri nei domini di Foligno, Nocera, Bevagna, Montefalco e tutti i loro castelli, con un canone annuo di 1500 fiorini d'oro.
I todini bramosi di riavere i propri possedimenti, si allearono con Biordo Michelotti nel 1395 contro Ugolino: vicino a Bevagna fu combattuta una feroce battaglia con ingenti perdite da ambo le parti.
Il castello ritornò sotto la giurisdizione tuderte. Dopo la morte di Biordo(1398) Ugolino III per conto della chiesa, riprese alcuni castelli, tra cui Torre del Colle. V'insediò a difesa il capitano Manenti da Bevagna con il titolo di governatore ma senza appannaggio alcuno; il castello, inoltre, doveva provvedere autonomamente alla difesa in caso di assedio, reclutando soldati nel territorio di giurisdizione.
Nel 1500 gli Statuti di Bevagna permisero agli uomini di Torre del Colle di essere considerati a tutti gli effetti come cittadini bevanati. Nel secolo XVII assunse l'attuale denominazione. Cinto di mura con un torrione semicilindrico verso la valle dell'Attone, con il campanile della chiesa di S. Lorenzo, mantiene intatto tutto il fascino medievale.
Si entra nel paese attraverso un arco a sesto acuto di arenaria; si attraversa un voltone sotto cui è una scala esterna su mensole e si sbocca in un pittoresco crocevia; a sinistra una casa del 400 con finestra in cotto e palle di arenaria murate come decorazione; più oltre, a sinistra casa pure del '400 con facciata adorna di due finestre sovrapposte con mostre in cotto; quella superiore con ornati a stelle. Nelle vicinanze si trova l'eremo di S. Giovanni edificato dal beato Ugolino nel 1320.


CHIESA DI S.MARIA IN LAURENZIA
La primitiva facciata in arenaria, del XIII sec., conserva un oculo in travertino. Fu più tardi ampliata, e al secolo successivo è il portale in travertino con capitelli in marmo e bell'ornato a foglie di vite sull'arco; nella lunetta è un rilievo rappresentante la Madonna del Latte. L'interno è ormai irrimediabilmente compromesso.


CHIESA DI S.MICHELE ARCANGELO
Fu la prima cattedrale della città, poi collegiata abolita da Federico II nel 1248. Fu ripristinata solamente nel 1620 per volontà di Papa Paolo V. La chiesa nel corso dei secoli subì numerose modifiche: nel XV sec. fu restaurato il tetto per volontà del priore Bernardo Eroli, nel XVII sec. l'interno e la facciata furono adattate al gusto barocco.
Fu aperto un nuovo rosone dobato demolendo l'originale e parte della mensola con archetti; l'interno, sia della chiesa che della cripta, fu interamente coperto di stucchi e con volte in "camorcanna"; il campanile edificato alla fine del XII sec, fu modificato nella parte superiore utilizzando pezzi di recupero del campanile preesistente. La nuova chiesa fu consacrata nel 1666 dal Vescovo di Spoleto. Ulteriori restauri datano 1741e 1834.
Tra il 1951 e il 1957 la chiesa fu riportata alle forme originali, demolendo interventi barocchi e ripristinando le parti mancanti. Oggi tra le opere di ripristino si evidenziano il pavimento, la scalinata che conduce al presbiterio, la copertura lignea a a spioventi, il grande oculo della facciata con la ricostruzione degli archetti centrali.
L'assetto attuale è a impianto basilicale con presbiterio rialzato e navate separate da colonne con archi di valico caratterizzati da ghiere rincassate poggianti su capitelli abrasi per gli interventi barocchi. La facciata databile ai primi anni del XIII sec. è costruita in blocchetti di travertino; in basso si aprono tre porte di cui la centrale riccamente adorna; più in alto è divisa in cinque parti da quattro lesine sagomate; quelle di destra si prolungano nel campanile; tra le lesine si aprono tre trifore; sopra corre una teoria di archetti ciechi poggianti su mensole foggiate a teste umane e animalesche.
Dalle lesene sporgono quattro protomi, due animalesche e la terza a foggia di testa virile coronata. La porta centrale della facciata utilizza come stipiti cornici romane in parte rilavorate; all'imposta dell'arco sono, a sinistra, il busto alato di S. Michele con lancia in una mano e libro aperto nell'altra; accanto un drago tenta di addentare la lancia dell'arcangelo; sotto l'iscrizione (Rodolfo e Binello fecero queste opere; Cristo li benedica sempre; S. Michele li conservi).
Dall'altra parte è un angelo con croce astile e cartiglio. La cripta si compone di dodici campate determinate da sei sottili colonne.


La Chiesa di S.Silvestro
CHIESA DI S.SILVESTRO
La data di fondazione della chiesa è nell'iscrizione che si legge a lato della porta: "nell'anno del Signore 1195, regnando Enrico (VI) imperatore, il priore Diotisalvi e i suoi fratelli e il maestro Binello viveno in Cristo. Amen".
L'aspetto attuale è il risultato del restauro eseguito negli anni 1953/54. La facciata è realizzata in blocchetti di travertino nella parte inferiore, nella superiore in pietra bianca e rosa. In basso è una semplice seduta interrotta dalla porta, che costituisce l'elemento più ricco dell'insieme.
L'interno è riccamente ornato di un fregio dal complicato simbolismo; a sinistra è un monte (Cristo) dal quale escono quattro ruscelli (i Vangeli); dal monte ha origine un rigoglioso tralcio di vite coperto di grappoli e di pampini (la Chiesa) nei quali si nascondono alcuni animali (i fedeli); a destra è un dragone che vomita un fiume dalla bocca (il demonio).
Nella zona sopra la porta si aprono tre finestre, una quadrifora al centro e due bifore ai lati. La quadrifora è retta da otto colonne binate di marmo di reimpiego ed ha una ricca decorazione a motivi vegetali negli archi; le bifore hanno colonnine tortili, archi ricavati su un'unica lastra e basi costituite da capitelli rovesciati. La parte superiore della facciata è incompiuta; a destra doveva evidentemente levarsi il campanile.
La navata centrale è coperta da una volta a botte; quelle laterali da volte rampanti, motivo raro che si riscontra in alcune chiese francesi e in Umbria in S. Giovenale di Orvieto. Sotto il presbiterio sopraelevato è la cripta a unica sala con due colonne che sostengono le volte a crociera.


Chiesa della Madonna della Pia
CHIESA DELLA MADONNA DELLA PIA (Cantalupo)
Piccolo edificio romanico recentemente restaurato. Da notare i due arconi che si aprono sui fianchi e l'abside adorna di un fregio a mensole. Sopra il modesto portale un rozzo rilievo raffigurante una testa umana e un fiore.





CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Limigiano - al centro del paese)
Risalente al XIII sec., l'edifico aveva annesso il monastero di S.Angelo (ricordato fin dal 1059 in un diploma di Niccolò II fra i monasteri dipendenti dall'abbazia di S.Pietro di Perugia alla quale sarebbe stato dato l'anno prima dall'abate Adiamone).
Nel 1332, col consenso di Giovanni XII, fu unito al monastero di Santa Croce di Sassovivo. La chiesa è costruita in blocchetti di arenaria. Sulla facciata, cui si addossa un voltone, sopra una finestra a tutto sesto, è una piccola bifora con capitello a stampella. L'interno, a tre navate divise da pilastri, è stato restaurato nel 1947. Il presbiterio sopraelevato termina con tre absidi di cui una maggiore e due laterali; quella di destra è adibita a sacrestia.


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